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Il Torrone Friabile

Torrone friabile alle nocciole Piemonte IGP
Torrone friabile alle mandorle
Blocchi di torrone friabile
Torrone friabile alle mandorle e pistacchi
Torrone friabile alle mandorle e pistacchi ricoperto di cioccolato fondente

Classico dei classici, il friabile è il torrone. Se pensiamo all’archetipo di questo dolce, ci viene in mente esattamente una stecca di friabile.
Flamigni lo propone anche in blocchi, tronchetti, torroncini – questi ultimi due anche ricoperti al cioccolato – ai gusti mandorle, nocciole, mandorle e pistacchi.

Scopri anche gli altri prodotti della gamma Torrone

Supremo Morbido

Come nasce il Torrone friabile Flamigni

 

Flamigni produce i torroni nel suo primo stabilimento, in Romagna, a Forlì. Non è un caso: in questa città è tradizione che le ragazze ricevano torrone in dono nel giorno di Santa Lucia.

Flamigni logo

1

5′

Miele, glucosio e zucchero semolato nella caldaia riscaldata


1
5 minuti

Riscaldata la torroniera a 80-82°C vi si versa la miscela di miele e sciroppo di glucosio, preparata 24 ore prima perché assuma la giusta consistenza e i sapori si amalgamino. Poi si aggiunge lo zucchero semolato, altro componente fondamentale del tessuto connettivo del torrone. In questa fase la rotazione è lenta.

2

110′

Aggiunta dell’albume non montato a neve e conseguente montatura


2
1 ora e 50 minuti

Si aumenta la velocità e s’incorpora l’albume fresco, in modo che le proteine di quest’ultimo si “srotolino” e incorporino ossigeno, poco a poco, fino all’acme della montatura. La velocità di rotazione poi va abbassata, altrimenti la pasta si smonterebbe. Il “quando” lo decidono la vista, il tatto e l’udito allenati di un maestro torronaio (il torrone “canta” quando è pronto).

3

270′

Cottura a bagnomaria


3
4 ½ – 5 ore

Abbassata la velocità, inizia la cottura. Dura a lungo, perché per ottenere la friabilità va eliminata tutta l’umidità. Contrariamente ad altre aziende che impiegano additivi come la pectina, noi lo facciamo col tempo e con la cottura (siamo sempre sugli 85°C). Il torrone friabile cuoce più lentamente del Supremo, perché al suo interno la massa della pasta è superiore a quella della frutta secca.

4

5′

Preriscaldamento della frutta secca precedentemente tostata


4
5 minuti

Da una parte si fa riscaldare la frutta secca perché vada incontro alla temperatura della pasta; dall’altra si profuma la pasta ormai cotta con gli oli essenziali adeguati. La frutta secca viene spolverizzata di bicarbonato di sodio per correggere l’acidità; così “mantiene la montatura”, dicevano i vecchi.

8

5′

Taglio delle forme di torrone


8
5 minuti

Per il taglio, bisogna attendere che il torrone friabile si sia compattato, ma è necessario evitare che si sia cristallizzato. In quest’ultimo caso si frantumerebbe. Per l’operazione viene utilizzata una sega circolare semiautomatica che gira ad alta velocità.

7

10′

Inserimento nelle forme (cassette) foderate con ostia e spianatura manuale col mattarello


7
da 5 a 15 minuti

Le varie pezzature vengono inserite in cassette di legno foderate di ostia e quindi spianate a mano con il mattarello, che, a differenza di un laminatoio meccanico, non strappa il torrone. La cassetta è in legno, perché questo materiale raffredda più lentamente e più omogeneamente il torrone.

6

5′

Estrazione e posizionamento sul tavolo dell’intera cotta


6
5 minuti

La cotta viene estratta manualmente con una lunga pala di legno da parte dei torronai, che fanno a gara per estrarne l’intera quantità in due sole palate (da 25 kg l’una). Una volta sul tavolo, il torrone viene pezzato e pesato a seconda delle esigenze.

5

5′

Aggiunta della frutta secca


5
5 minuti

Raggiunta la temperatura, la frutta secca viene versata nella pasta. Si mescola il tutto manualmente, con una pala di legno.

Come nasce il Torrone friabile Flamigni – Fasi della lavorazione (tempo totale: 7 ore e 30′ circa)

Clicca sulla fase di lavorazione per leggere la descrizione.

 

Ingredienti nobili

Il torrone è il prodotto simbolo di Flamigni. Grazie ad esso l’azienda si è imposta all’attenzione degli appassionati e dei conoscitori. L’alta qualità degli ingredienti, perciò, è un dato scontato; meno ovvie sono le loro origini.

Le mandorle provengono dalla Puglia; le nocciole tonde e gentili dalle Langhe; i pistacchi in parte da Bronte, in parte dall’Iran e sono miscelati per raggiungere un equilibrio ottimale di sapori; il miele è italiano. Il cioccolato della maggior parte delle coperture è fondente extra di altissima qualità.

Lavorazione manuale

In Flamigni il torrone si produce come nel 1930: a mano. Le sue torroniere in rame Somarè sono utilizzate – e tenute in condizioni di perfetto funzionamento – sin dagli anni Cinquanta. Una volta cotto, il torrone viene estratto con lunghe pale di legno, appoggiato su tavoli di marmo e spianato con il mattarello.

 

Naturale, perciò digeribile

In un torrone Flamigni ci sono solo ingredienti naturali della massima qualità e lavoro manuale di grande professionalità: le caratteristiche che fanno più apprezzare un prodotto alimentare. E, soprattutto, che non hanno mai fatto male a nessuno.